Frati in cammino - YouTube

venerdì 30 marzo 2012

Pastorale in Parrocchia: Un Cammino di Amicizia


Quando a settembre il rettore mi ha comunicato quale sarebbe stato il servizio di pastorale che avrei dovuto svolgere durante l’anno formativo non immaginavo che sarebbe stato così impegnativo e arricchente! Mi è stato chiesto di animare una classe di catechismo nella parrocchia di San Rufino, cattedrale di Assisi. Non immaginavo però l’ulteriore richiesta che mi sarebbe stata fatta dal parroco: animare il gruppo del Dopo-Cresima!

In pratica un gruppo di ragazzi e ragazze da guidare (con l’aiuto di una collaboratrice) in un cammino di crescita nella fede alla luce e con la forza del Sacramento della Confermazione che da poco hanno ricevuto. Li abbiamo coinvolti nella sistemazione dell’ambiente offertoci dal parroco per le nostre attività in modo che avessero potuto creare uno spazio tutto per loro: un tappeto grandissimo ricopre il pavimento per poter essere più liberi nei movimenti e rendere il momento meno formale possibile. Una stanza viene dedicata al “libero sfogo”: quando qualcuno è un po’ arrabbiato o agitato può entrare in questa stanza, fare un forte urlo e liberarsi da un po’ di tensione.

La parte più difficile arriva nel momento in cui si deve programmare un cammino da compiere durante l’anno. Non avendo mai avuto esperienza di questo genere ho chiesto aiuto a decine di persone, confratelli e laici; ho letto decine di libri sull’animazione dei gruppi, le schede di animazione dell’Azione Cattolica, delle GMG… Ho chiesto al gruppo di scrivere gli argomenti di cui avrebbero voluto parlare, le domande che spesso si pongono ma che difficilmente condividono con i loro coetanei, per poter insieme cercarne le risposte.

Lo scopo è costruire un gruppo partendo da loro stessi, provando a raggiungerli lì dove sono, nella storia quotidiana, familiare e scolastica che li interpella, per far emergere il loro pensiero, il loro punto di vista sugli aspetti della vita che più li coinvolgono e che spesso fanno li fanno soffrire!

Le premesse sembravano molto buone ma non avevo fatto i conti con una verità fondamentale che si impara solo con l’esperienza e a volte con piccoli fallimenti: per quanto un progetto possa sembrare perfetto sulla carta e nella tua mente, la realtà ha le sue dinamiche e un suo corso che molto spesso non riflettono il tuo progetto!

Quasi sempre torno a casa dopo gli incontri consapevole di aver fatto una minima parte di quanto l’incontro ha cercato di comunicare loro, come se abbiano la mente completamente occupata da altro o non abbiano così tanto interesse di quello di cui si parla.

Incontro dopo incontro però il gruppo si fortifica e consolida; alcuni di loro cominciano ad aprirsi di più e a condividere esperienze e riflessioni molto profonde. Cominciano a dimostrare più interesse; si parla molto dell’amicizia e delle sue dinamiche; per questo il nome che abbiamo scelto per il gruppo è “Amici”.

Sono felice di poter fare un po’ di cammino con loro ,accompagnarli dove posso; è un’esperienza che mi provoca ; sento molte volte l’inutilità del mio servizio ma anche, con sorpresa, ne scopro i frutti nascosti; è un affidarsi e affidare continuo a Colui che solo può toccare i cuori; è una strada che mi fa sentire educatore (anche se nel mio caso è un termine pesante!) amico, fratello maggiore…

Finché continueremo a camminare insieme con gioia e semplicità trovando sostegno uno con l’altro, il gruppo sarà sempre un gruppo di “Amici”!

Un fratello della comunità

venerdì 16 marzo 2012

Quaresima: Tempo di Grazia e di Rinnovamento (IV parte)

La Quaresima da noi
(link alla I Parte, II Parte, III Parte)

Consapevoli della grazia che il tempo quaresimale porta in sé ma anche delle insidie che attendono chi vuole affrontare seriamente questo cammino, la nostra comunità del Franciscanum ogni anno si impegna a vivere la Quaresima spinta dal desiderio forte e sincero, che animò lo stesso s. Francesco, di una conversione continua e profonda, per divenire sempre più immagine di Cristo. Concretamente tale desiderio si traduce nell’ascolto più assiduo della parola di Dio mediante la preghiera comunitaria della Lectio divina, guidata ogni settimana da frati che ci aiutano a pregare con la Parola, che poi condividiamo insieme il mercoledì sera; con momenti di preghiera più assidui nel corso della settimana, soprattutto il venerdì con la preghiera in basilica della ‘Corda Pia’, la partecipazione alla preghiera comunitaria in cappella al posto della cena o alla via Crucis cittadina; nel digiuno esteriore dal cibo, il venerdì a cena, e dall’uso di bevande alcoliche durante la settimana; nella solidarietà con chi è più povero destinando quanto risparmiamo col digiuno ad attività caritative. Questi impegni comunitari non ci dispensano naturalmente da quello personale che ciascuno si sforza di portare avanti con fedeltà e perseveranza, sospinto, però, da un desiderio comune di voler fare esperienza di Cristo e del suo amore.


Da buoni frati francescani, siamo entrati in Quaresima non con la faccia triste, quasi che fosse un tempo pesante e penoso, ma ricordando ciò che ci è stato chiesto con il gesto delle ceneri all’inizio del cammino quaresimale, cioè credere al Vangelo; e poiché si tratta di una buona notizia, non si può accogliere il Vangelo con dispiacere o indifferenza. È vero che siamo polvere, ma portiamo dentro una scintilla divina, perché impastati dalle mani di Dio e quindi fatti a sua immagine e somiglianza; il peccato ci può sfigurare ma non può toglierci questo dono. Sapere che in questo tempo di Quaresima Dio ci vuole raggiungere proprio nell’esperienza della fragilità e del peccato ci dona la “speranza certa” che l’angoscia del nostro limite umano si trasformerà presto nella gioia della Pasqua. Allora coraggio, e buon cammino di Quaresima a tutti voi!

fra Giovanni Nappo

giovedì 15 marzo 2012

Corda Pia: Cuori che Amano Pregando

San Francesco amava contemplare la Passione del Signore Gesù.
I frati si riuniscono tutti i venerdì di Quaresima sopra la tomba di S. Francesco ad Assisi
per la preghiera della Corda Pia (i cuori pii):
meditando la Passione e ricordando e venerando le sacre stimmate impresse nel corpo di Francesco.





video




martedì 13 marzo 2012

Quaresima: Tempo di Grazia e di Rinnovamento (III parte)

Il Tempo Sacro
(link alla I Parte, II Parte)

Tutto questo non avviene solo per mezzo della nostra buona volontà, il primo a compierlo è Dio stesso che ci viene incontro; a noi è chiesto un atteggiamento di fiducia e di abbandono a lui, di arrenderci al suo amore, di consegnarci al suo abbraccio mediante l’ascolto della sua Parola e la pratica di quegli impegni di conversione che caratterizzano il tempo quaresimale: il digiuno, l’elemosina, la preghiera.

Anzitutto il digiuno che ci pone in relazione con noi stessi. Esso ha una duplice dimensione: una esteriore, che comprende oltre l’astinenza dal cibo anche altre forme, come quella dall’uso eccessivo di alcuni mezzi (televisione, cellulare, internet…), di alcuni divertimenti, ecc.; una seconda dimensione è quella interiore, per cui il digiuno diventa ‘segno’ del nostro vivere della Parola di Dio, ‘segno’ del nostro desiderio di purificazione, ‘segno’ della nostra astinenza dal peccato. Poi c’è l’elemosina, strettamente unita al digiuno, che riguarda la relazione con gli altri, in quanto consiste nella condivisione fraterna di ciò abbiamo. Infine, la preghiera che è essenzialmente relazione con Dio, dialogo intimo e fiducioso che nasce dall’ascolto della sua Parola, fatta soprattutto in comune.

Queste indicazioni esigono una condizione importante: il passaggio alla dimensione interiore di ciò che facciamo. Altrimenti vivremo la Quaresima solo come la pratica esteriore di qualche segno religioso in più, non come un cammino di conversione sincera e di rinnovamento profondo. Se manca la dimensione interiore il digiuno diventa ostentazione ipocrita, l’elemosina esibizione di sé e la preghiera un’ubriacatura di parole vuote [continua...]

fra Giovanni Nappo

lunedì 12 marzo 2012

Quaresima: Tempo di Grazia e di Rinnovamento (II parte)

Tempo come "dono" 

Nella prospettiva della fede la sfida del tempo trova, però, una soluzione. Esso perde quei connotati negativi per ritrovare categorie che lo definiscono in maniera nuova, come quella del ‘dono’. Il tempo come ‘dono’ offre una possibile risposta alle aspirazioni più profonde dell’uomo. Le sue attese di riconciliazione, di pace, perdono, di gioia, di incontro, di dialogo sono tutte facce di un unico ‘bisogno di salvezza’, che l’uomo da solo non può realizzare. Il tempo è un dono che viene da Colui che è fuori dal tempo; è un dono grazie al quale il mistero della salvezza diventa storia che penetra nella vita quotidiana di ciascuno, la quale si trasforma in storia di salvezza.

Per il cristiano questo mistero di salvezza trova il suo centro e fondamento nella vita di Gesù Cristo. I misteri della sua vita sono distribuiti dalla Chiesa lungo l’anno, che diventa così “anno liturgico” e i suoi tempi vengono segnati e ritmati da quegli stessi misteri, anzi ne assumono il nome: tempo d’Avvento, tempo di Natale, tempo di Quaresima, tempo di Pasqua, tempo ordinario. Avviene così che il passare del tempo non è più scandito dallo scorrere inesorabile e anonimo di giorni e di fatti, ma è riempito di sacro e diventa ‘spazio’ dove il mistero si annuncia, si compie, si celebra e si svela in tutta la sua bellezza, che è poi la bellezza del volto stesso di Cristo.

In tale prospettiva la Quaresima è un tempo di ‘grazia’ per operare un cambiamento autentico e una conversione profonda, per riprendere fiato, per mettere ordine nelle confusioni della propria vita, per stabilire relazioni autentiche, per riprendere dialoghi interrotti, per gustare il riposo vero… in una parola: per arrivare alla salvezza! [continua...]

fra Giovanni Nappo

sabato 10 marzo 2012

Quaresima: Tempo di Grazia e di Rinnovamento (I parte)

La Sfida del Tempo

È un dato di fatto che per molti il tempo costituisce una sfida con il suo scorrere inesorabile, fino a diventare addirittura una lotta impari, poiché non possiamo far nulla per fermare il tempo che passa. Oggi il ‘tempo’, come sensazione soggettiva, sembra scorrere molto più in fretta. Non ce n’è mai abbastanza, né si arriva mai in tempo e viviamo con ansia quel poco che ci viene concesso. Inoltre, sempre più s’impone un concetto di tempo vissuto come qualcosa di discontinuo e frammentario, come il susseguirsi ininterrotto e accelerato di fatti, situazioni, persone, cose, tutti separati. Non c’è tempo per approfondire, per fermarsi. Si corre sempre, si rimane sconvolti e storditi sotto un bombardamento incessante di informazioni. Non ce la facciamo ad assimilare tutto, spesso ci accontentiamo di un sapere che rimane superficiale, e si assiste a una diffusa rassegnazione alla mediocrità. L’unica realtà che unisce questo modo di vivere il tempo è il ‘cambiamento’, inteso come un valore in se stesso, come se l’unica cosa veramente stabile e certa sia proprio il fatto che le cose cambiano.

In questa euforia del cambiamento avvertiamo la necessità di un rinnovamento più profondo, che non sia all’insegna dell’emozione, che riguarda noi stessi, il nostro modo di sentire, di pensare, di agire. Sentiamo forte il bisogno di fare chiarezza, di mettere ordine nella nostra vita. Sentiamo insomma la necessità di un tempo qualitativamente ‘diverso’, un tempo per ‘respirare’. Il cambiamento che la società ci impone non placa i nostri desideri e i nostri bisogni più profondi, ma alimenta il senso di insoddisfazione e la stanchezza. Una parola ricorre spesso nelle nostre conversazioni, anche tra frati: «Sono stanco, non ce la faccio più». Le vacanze, le ferie, i week end non sembrano produrre l’effetto desiderato. Le relazioni si fanno complicate, conflittuali, false e creano forti disagi [continua...]

fra Giovanni Nappo

Mostra Missionaria nei Media

San Francesco Patrono d'Italia intervista fra Rocco e fra Anton Giulio sulla nostra mostra missionaria.

http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/visualizza_video.php?id_multimedia=1427


martedì 6 marzo 2012

Mostra Missionaria ad Assisi


«Andate in tutto il mondo e… annunciate il Vangelo».


Tanto tempo è trascorso dal giorno in cui Gesù affidò questo mandato ai suoi discepoli, ma ancora oggi esso è quanto mai attuale.

Su quest’invito da allora sono state oltrepassate frontiere, culture, nazioni, non c’è angolo della terra che non abbia conosciuto l’annuncio della Buona Novella.

Si è sempre avuto a cuore di trasmettere quanto si è ricevuto, ed anche frate Francesco avvertiva l’esigenza di trasmettere quel Vangelo che gli aveva trasformato la vita, mosso da ciò partì per le terre del Medioriente ed invitò i suoi frati a fare altrettanto.

Da otto secoli i frati continuano, mossi dallo stesso desiderio di s. Francesco, ad annunciare la bellezza del Vangelo. Ancora oggi essi cercano di dar vita allo stesso desiderio nelle diverse missioni nei cinque continenti, arricchendo le chiese locali con il carisma francescano conventuale, favorendo lo scambio tra le antiche e le nuove presenze dell’Ordine mediante un aiuto reciproco e incontrando Cristo nel volto di ogni persona.

Anche in Assisi, tra le diverse iniziative portate avanti da noi chierici del Franciscanum, cerchiamo di “vivere la missione”. Il nostro Centro Missionario, infatti, si pone l’obiettivo di promuovere e di far conoscere le opere missionarie dell’Ordine ai pellegrini e ai turisti che passano davanti alla porta del nostro ingresso, situata su una delle vie principali di Assisi.

Per mezzo di stand, foto, oggetti provenienti da diversi luoghi presentiamo le realtà missionarie lì presenti e ci adoperiamo per raccogliere fondi di aiuto, ma oltre a queste attività ne emerge un’altra molto importante, strettamente legata alla promozione missionaria. Oseremmo chiamarla “ascolto missionario”.

Accogliendo le persone che entrano a vedere la mostra missionaria allestita nel centro e che chiedono informazioni varie sulle missioni, sulla realtà dell’Ordine, sulla nostra identità di consacrati, in realtà accogliamo anche i loro dubbi, le loro situazioni quotidiane. Queste persone chiedono di essere semplicemente ascoltate, come è accaduto un giorno piovoso di questo inverno, quando per le strade di Assisi non passava quasi nessuno. Ad un certo momento è entrata una ragazza che, raccontando della sua vita, ha manifestato il desiderio di offrire la sua preparazione medica in terra di missione a coloro che non hanno nulla e che necessitano di cure mediche. Così, in un pomeriggio freddo e piovoso d’inverno, abbiamo permesso al Vangelo di continuare la sua missione, dando senso alla vita di una persona che il senso della vita rischiava di perdere.

Quando capitano situazioni come quella suddetta (e sono tante!) ci rendiamo conto che in realtà non siamo troppo lontani dall’attività dei nostri confratelli in missione; ci ritroviamo ad essere a contatto con gente sconosciuta ma che immediatamente ci diventa familiare, gente da ogni parte d’Italia e del mondo che, seguendo una rotta invertita rispetto ai missionari, viene da noi, forse attratta da quella semplicità propria di s. Francesco e dei suoi frati, la quale basta a renderci “diversi” da tutto ciò che circonda la vita quotidiana.
Gente assetata di verità, di giustizia, di pace ma soprattutto gente assetata di Dio che vede il nostro essere “segno” della sua presenza nel mondo e ha esigenza di trovare nel nostro stile di vita, nel nostro carisma francescano il richiamo ad una realtà migliore e diversa da quella tante volte apatica e indifferente della vita quotidiana.

Essere missionari, rimanendo semplicemente fermi ad attendere i pellegrini, dimostra che la missionarietà va ben oltre il movimento fisico dell’andare. Questo viveva già la patrona delle missioni santa Teresina di Gesù, monaca carmelitana che visse la sua missione nella piccola clausura di Lisieux.

Ecco in poche parole il racconto non tanto di ciò che facciamo, ma di ciò che siamo, perché si fa ciò che si è, e noi siam ben contenti di poter essere “ascoltatori missionari”, testimoni del Vangelo, testimoni d’Amore.

Fr. Rocco Predoti
Fr. Anton Giulio Vacanti