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venerdì 14 dicembre 2012

L’eremo francescano come esperienza di fede


Ogni anno nel cammino formativo si fa un’esperienza spirituale più intensa del solito: l’eremo francescano. Esso appartiene al nostro carisma: lo stesso s. Francesco, infatti, si ritirava per periodi più o meno lunghi in luoghi di solitudine e di silenzio, per immergersi nel mistero di Dio. Francesco, il grande annunciatore del Vangelo, l’instancabile viaggiatore e predicatore della conversione all’amore del Padre, cercava e si riservava tempi di distacco per ascoltare, pregare e rispondere alla parola di Dio con la sua vita.
Anch’io ho fatto quest’esperienza nel piccolo santuario della Madonna dei Tre Fossi, sulle colline umbre. Sono stati cinque giorni intensi sia a livello spirituale che esistenziale, di fede e di fiducia vissuti nella presenza del Signore, nella solitudine e nel silenzio, insieme con tre fratelli, perché le vita contemplativa del francescano è sempre una vita di comunione concreta. Non si “esce” dal mondo, ma si “entra” nel mondo e nel suo mistero, attraverso un stare insieme davanti a Dio.
Il primo giorno è servito per una sistemazione semplice della casa e per mettersi d’accordo sui turni dei giorni seguenti. Fin dall’inizio si è deciso in maniera democratica… non da soli!
I giorni seguenti sono stati scanditi dalla preghiera liturgica, della celebrazione della Messa, dai pasti comuni e sobri, dalle preghiera personale, dalle passeggiate sulle colline immerse nel paesaggio meraviglioso dell‘Umbria. Tutto ha avuto un suo ritmo regolare, che ha favorito il cammino personale di fede con Dio. Non abbiamo fatto “esercizi spirituali” durante questo tempo, ma piuttosto un’esperienza forte con se stessi, con gli altri e con Dio. Ciascuno si trovava ad un certo punto del proprio cammino spirituale e, quindi, ha cercato di chiarire, di approfondire, di discernere, di meditare anche sulle difficoltà personali. Niente viene escluso da quest’esperienza, o meglio, tutto è compreso: le angosce, le gioie, i dubbi e le certezze. Tutto viene vissuto con maggiore intensità, ma nella fede. Non si va nella solitudine per staccarsi dalla vita e dai suoi problemi, non si cerca il silenzio per non ascoltare le inquietudini, non si medita per dimenticare la propria fragilità. Piuttosto, si percepisce tutto questo con i sensi aperti e il cuore pronto ad accogliere.
Oltre l’aspetto spirituale è stato importante anche quello umano. Nell’eremo si avverte la mancanza di stimoli esterni – fatta eccezione, naturalmente, delle voci dei fratelli e dei suoni della natura –; mancanza del sonno: son previste due alzate notturne per la preghiera e l’adorazione silenziosa; mancanza di cibo: abbiamo cucinato a turno, mangiando pasti sobrii, interrotti da un giorno di digiuno da dopo colazione fino a cena; mancanza di libri, di contatti mediatici (non c’è internet, facebook e altro); mancanza dell’ambiente familiare, mancanza di…
Eppure, questo è un tempo di grande ricchezza per colui che si lascia condurre dallo Spirito di Dio.
Si può trovare un contatto diretto con se stessi, perché le dispersioni non ci sono. Si impara a stare con sé, anche con la propria miseria. Si vive nella fiducia e nella fede semplice che Dio mi abbraccia con amore, che è veramente un Dio misericordioso. Si sta con Dio, che non è certo facile, perché è più semplice rimanere soli con sé, con le proprie preoccupazioni, i propri turbamenti e piaceri. Ma nell’eremo il Signore ti chiede se hai davvero fede in Lui, e non in un’immagine fabbricata dalle paure personali, ma un’immagine che Dio ha messo dentro di noi e che sono chiamato a scoprire: essere figlio/figlia di Lui.
Si impara a stare con i fratelli nelle cose quotidiane e banali. Si impara a vivere relazioni vere e autentiche con l’altro, a guardarlo non secondo gli schemi mentali condizionati dai soliti ritmi settimanali, ma con gli occhi della fede. Si tratta di una vera e propria sfida, perché nello spazio fisicamente limitato dell’eremo si vedono le imperfezioni, la mancanze, le debolezze dell’altro. Ma proprio qui giunge l’ora della fede, l’ora di vedere oltre ciò che manca per accogliere quel di più che c’è ma che è nascosto dal tram tram quotidiano dei giorni. I pochi momenti condivisi sono stati carichi di significato, di vita vissuta. Preparare i pasti (provando a fare un buon caffè!), lavare i piatti, fare le pulizie, scherzare, ascoltare, trovarsi in cappella per la preghiera, stare di notte davanti a Dio e per Dio: tutto è diventato un evento di comunione nella fede.
Infine, si è gustato la gioia di stare immersi nella natura, affinché possiamo entrare in comunione con lui anche per mezzo della creazione. Ciascuno ha potuto fare delle passeggiate sulle colline, contemplare la bellezza delle foglie con i colori dell’autunno, il fascino del paesaggio; ognuno di noi ha potuto ascoltare al silenzio che regna nella natura e rendere grazie per questo dono del Creatore.
Un ultimo aspetto che mi piace condividere ha un carattere più etico e caritativo. Nell’eremo si riscopre l’arte di amare e avere misericordia, con se stessi e con i fratelli. L’esperienza della solitudine, del silenzio e del nascondimento non è concepito per stare da soli e trattenere le cose e i doni ricevuti per sé, ma per condividere. La comunione con Dio, con me, con gli altri e con la natura provocano a uscire da sé, a credere che donando non si perde la vita, ma si riceve una qualità di vita “diversa”. E se proprio si perde qualcosa sono solo le paure e le resistenze personali!
Questa qualità “diversa” di vita che si può sperimentare non è fatta di grandi gesti, ma di segni piccoli e discreti: un sorriso; una parola di incoraggiamento; un servizio umile (non umiliante); un consiglio; una preghiera non solo per il vicino ma anche per quelli “lontani”: parenti, amici, persone senza speranza e senza fede; un atteggiamento di ascolto, non di pretesa né di giudizio. Insomma, gesti semplici, come può essere preparare un caffè con attenzione e amore dopo pranzo, ma che può diventare anche un’occasione di “contemplazione”, perché chi si emerge nella vita di Dio in Cristo è spinto a donare l’amore ricevuto. L’eremo diventa così anche una scuola di carità, una scuola per imparare a voler bene l’altro, senza interessi e gratuitamente.
Per questo l’esperienza dell’eremo francescano è una esperienza di fede, perché chiede capacità di ascolto e di stare davanti a Dio, il ché non è facile (come la preghiera e la contemplazione), chiede la capacità di stare da soli (una capacità che l’uomo contemporaneo ha perduto), chiede il gusto delle cose, della natura, del dono del fratello e dei beni della terra (e non un’ascesi spiritualistica e individualistica), chiede il desiderio di lasciarsi amare e amare senza ricompense, che è la mèta del cammino cristiano, specialmente per il consacrato.
Che cosa porto via dall’eremo nel cammino quotidiano della mia vocazione? Anzitutto, la consapevolezza che sono nelle mani di Dio come suo figlio e per questo libero ad amare.
A questo punto, forse non è proprio “francescano” citare una sorella carmelitana alla fine della mia testimonianza, ma Edith Stein, santa Teresa Benedetta dalla croce, sintetizza molto bene il mio vissuto quando scrive in una meditazione:
«Figlio di Dio significa mettersi nella mani di Dio, fare la volontà di Dio e non la propria, deporre nella mano di Dio tutte le preoccupazioni e le speranze, non stare più in pena per il proprio avvenire. Qui è il fondamento della libertà e della gioia dei figli di Dio posseduta da ben pochi» (E. Stein, Il mistero di Natale, in «Rivista di vita spirituale» 6/1987).
Per questo motivo auguro a tutti un Avvento ricco di attesa spirituale. La Luce della santa notte porti gioia e pace alle notti oscure della nostra vita.
 fra Frank-Ignazio

mercoledì 21 novembre 2012

La Liturgia, cammino per vivere la fede


Da qualche settimana è iniziato l’anno della fede indetto da Papa Benedetto XVI. In quest’anno siamo invitati a riscoprire il dono della fede che abbiamo ricevuto nel giorno del battesimo. Con la passione, morte e risurrezione di Gesù noi tutti abbiamo ricevuto in dono una vita nuova. È questo il fondamento del nostro essere cristiani: Dio Padre ha così tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio. L’amore di Dio, Gesù ce lo trasmette in una maniera molto concreta perché dona la sua vita per noi. Morendo ha distrutto la nostra morte, e risorgendo ha ridato a noi la vita.
Questo evento, che ha cambiato una volta per sempre la storia dell’umanità, pur essendo un evento unico e irripetibile, segna ogni momento della nostra vita. Mediante il battesimo, gli uomini vengono inseriti nel mistero pasquale di Cristo: con lui morti, sepolti e risuscitati, ricevono lo Spirito dei figli adottivi, «che ci fa esclamare: Abba, Padre» (Rm 8,15), e diventano quei veri adoratori che il Padre ricerca. Allo stesso modo, ogni volta che essi mangiano la cena del Signore, ne proclamano la morte fino a quando egli verrà.
La liturgia della Chiesa fa sì che il nostro credere non rimanga solo una serie di concetti da credere o un discorso da fare per difendere il proprio stile di vita. In ogni azione liturgica ci è concesso di entrare in un altra logica: la logica della festa, che va oltre il tempo e lo spazio dell’edificio nel quale ci troviamo fisicamente. I segni sensibili (parole e gesti) e gli elementi naturali (acqua, olio, profumo, luce, pane, vino ...) insieme all’incontro con le altre persone, ci portano a comprendere che l’evento di Gesù, nel quale noi crediamo, non coinvolge solo qualche aspetto della nostra vita. Attraverso i simboli (segni che veramente significano e rendono presente le realtà alle quali rimandano) noi viviamo la passione e risurrezione di Gesù «dal vivo», ci lasciamo colpire da quell’amore che si dona, e da questo momento pregustiamo la gloria che conosceremo in pienezza nella vita eterna.
In questo senso, la liturgia ci guida nel cammino verso un incontro sempre più profondo con il nostro Dio, cosicché il credo che professiamo non è una formula da recitare per esprimere l’adesione ad un gruppo, ma è anzitutto un dialogo di amore con il Dio che vogliamo conoscere come la ragione della nostra esistenza

fr. Christian A. Borg

martedì 6 novembre 2012

I nuovi fratelli, per un nuovo cammino. Inizia l'anno formativo 2012 - 2013


Ciao, carissimi! Mi chiamo fr.Martin, ho 26 anni e vengo dall’Austria. Ho conosciuto i frati presso la parrocchia dove ho vissuto fino all’entrata in convento. Per tanti anni ho vissuto nell’indifferenza. Poi, in un momento della mia vita, il Signore è riuscito a farsi ascoltare, a vincere la mia smania di egoismo e l’indifferenza in cui vivevo, mediante la confessione. Nel tempo seguente non sono più riuscito a smettere di pensare a lui, di pregarlo, a escluderlo dalla mia esistenza. Così ho iniziato a vivere una vita più consapevole, grazie alla preghiera e ai sacramenti. Preziosa è stata per me la mediazione dei frati: la loro presenza, la loro disponibilità ad ascoltarmi quando volevo parlare, condividere oppure quando ero triste e in difficoltà. I frati sono stati per me un’immagine di Gesù che mi ha accolto nelle sue braccia, nella sua Chiesa.
Malgrado ciò, il desiderio di donarmi al Signore non si è realizzato subito. Ma lui mi ha concesso il tempo necessario per riflettere, pregare, e affidarmi. Alla fine sono passati diversi anni, in cui lui stesso mi ha guidato nei miei passi spirituali. Ora sono convinto: il tempo è di Dio, e tutto è un progetto di grazia, per ognuno di noi.
Adesso mi trovo al Franciscanum. I miei superiori mi hanno mandato qui per proseguire gli studi teologici. E’ una bellissima esperienza vivere il tempo della formazione in questo luogo particolare, accanto al nostro padre san Francesco.
A tutti voi auguro di incontrare il Signore personalmente, soprattutto nei sacramenti. Vi faccio una proposta: rimaniamo uniti nella preghiera con Gesù Cristo.

 Sono fr. Rosario Maria, ho 28 anni e vengo da Marineo (PA). Questo è il quinto anno di un meraviglioso cammino alla sequela di Cristo, che dalla tristezza mi ha condotto alla gioia, dal buio alla luce. Gesù Cristo ha dato un senso alla mia vita, un senso che non avrei potuto trovare senza di Lui. Attraverso incontri “speciali” mi ha portato a fare della mia vita un dono a Dio e agli altri. E nel donare la mia vita a Dio e ai fratelli ho compreso che in realtà è Gesù che ha fatto a me il dono della sua vita. Desidero vivere non è una santità straordinaria ma la fedeltà a ciò che Gesù mi chiede ogni giorno: impegnarmi a fare grandi le piccole cose, a fidarmi di Lui, a lasciarlo agire nella mia vita, a far crescere in me il desiderio di incontrarlo. Tra le esperienze che hanno cambiato la mia vita, le più significative sono state: il corso di cresima a 24 anni, l’esperienza di animatore con i bambini, il servizio con i più poveri e gli ammalati. Sono tutte cose che abitano il mio cuore e, tra questi,  il desiderio, ancora poco ascoltato, di essere missionario.  L’invito che di Gesù nel Vangelo sento più forte è: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».  Che altro dirvi? … pregate per noi! Il Signore vi dia Pace.

Io sono fr. Luca, ho 24 anni e vengo dalle Marche. Il mio cammino vocazionale inizia nel 2007, dopo un  incontro con alcuni frati, avvenuto in circostanze assolutamente particolari, in un momento molto difficile della mia vita (ero molto lontano dalla Chiesa e da Dio): un incontro che oggi considero per fede come un dono straordinario che il Signore mi ha fatto e che mi ha cambiato la vita. A seguito di esso ho iniziato un percorso di direzione spirituale, che mi ha portato a fare la scelta di entrare in convento, cosa avvenuta nel settembre 2009 a Brescia. Dopo due anni di postulato ho deciso di continuare il mio cammino in noviziato, che ho compiuto ad Assisi presso la basilica di San Francesco. L’8 settembre di quest’anno ho fatto la professione temporanea e ora mi trovo qui al Franciscanum a compiere gli studi di filosofia e teologia, sforzandomi di seguire giorno dopo giorno il Signore Gesù Cristo, nella gioia e nelle difficoltà, confidando solamente nel suo amore gratuito e senza limiti

Sono fr. Innocenzo, ho 34 anni e vengo da Aprilia, provincia di Latina. Ho svolto per anni un’attività in proprio: in totale indipendenza, libero di gestire la mia vita come meglio credevo, lontano dalla Chiesa e con un’idea tutta personale di Dio. Grande artista della religione “fai-da-te” dove prendi tutto ciò che ti fa comodo per crearti una religione che assomiglia ad un quadro pieno di niente. Ma un giorno, in occasione della morte del Beato Giovanni Paolo II, qualcosa di inspiegabile mi portò a entrare in chiesa. Si combinarono, quasi miracolosamente, incontri ed eventi. Qualcosa stava cambiando; era l’immagine di Dio, il volto di Suo Figlio, l’Amore che ti fa esplodere l’anima. Qualcuno mi chiamava, non una voce, non un messaggio, non una visione ma una stretta al cuore che diceva “vieni, seguimi”.
Oggi sono qui, in una splendida fraternità, mi sento a casa. Servo il Signore come posso e ne assaporo la presenza nei gesti di ogni giorno e nelle persone che incontro, in tutti quei santi sconosciuti che fra gioie e dolori vivono la loro vita. Pace e bene a tutti voi!

Il Signore vi dia la pace! Mi chiamo fr. Frank-Ignazio Hebestreit e sono nato e cresciuto 30 anni fa nella Germania. Nel 2001, dopo il liceo, ho vissuto un forte momento di conversione personale verso Gesù Cristo, mosso da una ricerca intensa della verità e della vera pace del cuore mi sono dedicato allo lo studio della filosofia all’università cattolica di Eichstaett, accompagnato dei gesuiti. Verso la fine del dottorato in filosofia, nel 2008, ho trovato una risposta concreta al mio desiderio di vivere con assoluta autenticità la fede e il rapporto con Cristo. Nello spirito di San Francesco ho trovato tutta la libertà e l’armonia, la gioia di vivere e di dare la vita.
Mentre vivevo il postulato in Germania e poi a Brescia, questa intuizione e serenità sono cresciute al punto di considerare questa strada la “mia”, quella di Dio pensata per me. Nell’anno della grazia, durante il noviziato ad Assisi, presso la tomba del padre San Francesco, ho potuto sperimentare di vivere con Dio e insieme con i fratelli per la sua gloria. Così ho presi i voti con la professione semplice l’8 settembre 2012 nella basilica di s. Francesco d’Assisi, ad oggi mi trovo nella possibilità di poter esplorare la mia consacrazione al Signore al Franciscanum, la casa formativa dei frati minori conventuali ad Assisi.

domenica 26 agosto 2012

Un seme gettato nel deserto


Una presenza francescana significativa a Taranto

«Se il chicco di grano… muore, produce molto frutto» (Gv 12,24)

Taranto, quartiere Paolo VI: qui i frati minori conventuali della provincia religiosa di Puglia lavorano in una delle quattro parrocchie di questo quartiere nato negli ultimi cinquant’anni per accogliere le famiglie degli operai dell’ILVA. Il territorio offre veramente poco, la gente è isolata in palazzoni di cemento che sorgono tra ettari di terreni non utilizzati; spazi lasciati al declino ambientale, frutto di un abbandono desolante!

In questa vastissima zona, difficile, spesso pericolosa, la Chiesa diventa faro d’umanità e di speranza dove tanta è la paura, il rancore e la rabbia! Le persone sono ferite profondamente e sin da bambini l’unico linguaggio che si impara è quello della violenza e della prevaricazione: devi essere forte per non essere schiacciato, devi difenderti da tutti e non puoi fidarti di nessuno! 

Nel mese di luglio trascorso con i frati a Taranto, la sfida delle relazioni umane mi ha provocato nella ricerca dell’atteggiamento giusto da avere, della parola giusta da dire, della reazione più equilibrata davanti a certe dinamiche conflittuali… Che cosa fare in questa situazione? Come possono i frati, la Chiesa, testimoniare l’Amore di Cristo in questa “terra di missione”?

Poi ho trovato luce in una parola: “compassione”, vale a dire essere presente, stare accanto semplicemente… per sentire ciò che sente l’altro!

Sicuramente l’esperienza più significativa di questa permanenza a Taranto è stata “l’oratorio di strada” condivisa con un gruppo di animatori, in una delle zone più difficili del quartiere dove i bambini e i ragazzi crescono condividendo la strada con i cani randagi che popolano questo territorio.
Cresciuti troppo in fretta questi ragazzi hanno alle spalle famiglie fortemente disagiate, genitori in carcere o in comunità di recupero… Molti di loro hanno smesso di sognare perché troppo presto la loro vita è stata segnata dal dolore e dall’ingiustizia… a questo reagiscono con la violenza e con altrettanta ingiustizia!

Tuttavia quando i loro occhi incontrano sguardi che non vogliono giudicarli o offenderli tornano a ridere! I bambini si comportano come i grandi ma se dai loro un pallone, se li porti in spalla e li fai correre, allora tornano ad essere ciò che sono: semplicemente bambini! È importante riconoscere in essi il profondo bisogno di essere amati e di amare, di ricevere un abbraccio o una parola buona, di sentirsi importanti per qualcuno!

Guardando questa realtà, il timore che assale il cuore è quello che nasce dalla consapevolezza della difficoltà di un cambiamento vero, di una svolta radicale: i destini di questi giovani sembrano segnati da subito: non c’è altra possibilità se non la strada e quello a cui essa porta! Talvolta stando con loro si ha l’impressione di aver lavorato tanto inutilmente, i risultati positivi e i cambiamenti sembrano non arrivare mai, e così alla fine tanti, rassegnati, ammettono: «È tempo perso!» Quei bambini tornano a ridere per il tempo di un gioco e poi tornano a crescere tra risse, provocazioni, vendette…!»

Quanto è difficile questa missione… eppure quanto è stimolante! Ciò che ho provato a fare in questo mese è inserirmi in ciò che già i frati fanno ogni giorno. Qui la fraternità conventuale può veramente vivere lo stile francescano “allo stato puro”. Seppure in situazioni spesso scoraggianti e poco gratificanti, la comunità va avanti ricostruendo dove altri hanno distrutto, diventando strumenti di pace nella logica della gratuità, nell’ascolto costante e soprattutto nella presenza accogliente. Concretamente, si cerca di creare alleanze educative con le diverse agenzie presenti sul territorio, sviluppando progetti comuni (come il già citato “oratorio di strada”, l’“estate ragazzi”, scuola calcio, scuola di danza…). Già tanti sono stati i frutti, non ultimo la costruzione – finalmente! – di una chiesa dopo tanti anni in cui la comunità si è dovuta “arrangiare”.

Ci sono molte potenzialità nascoste dietro i volti di fratelli e sorelle che veramente potrebbero cambiare questo piccolo mondo! Tanti collaborano con la parrocchia e si danno da fare per costruire una “Paolo VI” migliore, mettendo a disposizione le proprie risorse e i propri talenti! Goccia dopo goccia la pietra si leviga e prende forma: questa presenza è un seme nel deserto che una volta cresciuto porta salvezza!

fra Vito Cosimo Manca

lunedì 20 agosto 2012

Giovani e vocazione


L’esperienza di un campo-scuola alla scoperta della propria vocazione

Un po’ di giorni fa ho preso parte ad un campo-scuola a Mormanno, un dolce paesino ai piedi del Pollino. Un gruppo di ragazzi pieni di vita riuniti dal Centro Vocazioni della diocesi di Cassano allo Jonio per vivere una settimana insieme e riflettere sulla propria vocazione. Bella sfida, direi, far riflettere questi ragazzi sulla propria vocazione; una sfida che gli ideatori e gli animatori hanno saputo cogliere e lanciare ai ragazzi stessi.

Parlando di vocazione si pensa subito alle varie scelte di vita religiosa e sacerdotale. La reazione immediata a quest’argomento è duplice: o lo si abbraccia o si prendono le distanze. Proprio come è accaduto a questi ragazzi quando hanno sentito parlare di vocazione. Molti di loro hanno affermato che diventare prete, frate, suora non era nei loro pensieri.

Per calarsi nel significato autentico della parola “Vocazione” sono stati guidati da Pinocchio & company. È stato un bel percorso alla scoperta di se stessi, e giorno dopo giorno li ho visti aprirsi sempre più alla comprensione della propria vocazione.

Naturalmente, non si è trattato di un intervento straordinario dello Spirito Santo disceso su ciascuno di loro, tuttavia questi ragazzini hanno preso pian piano coscienza di essere chiamati a diventare grandi. E grandi si diventa solo se felici, chiamati quindi alla felicità. Ecco la loro vocazione, la vocazione di tutti: essere felici!

Così ha sintetizzato il vescovo della diocesi mons. Nunzio Galantino incontrando questi ragazzi. Li ha incoraggiati a essere sempre speciali e felici, dando gusto a ciò che fanno ogni giorno e realizzandolo con coraggio.

Parole che si rivolgono non solo a loro ma a ognuno di noi, perché la nostra vocazione è la felicità ‘suprema’, la più bella: essere figli amati da Dio, il quale non smette mai di amarci. Per tale ragione non possiamo non dare gusto a quanto realizziamo, a quanto le nostre mani riescono ad operare; mani che possono creare cose grandi.

Guardando la spensieratezza di questi ragazzi, mi sono soffermato a riflettere sulle loro attese nei riguardi di noi educatori. Penso che si aspettino da noi qualcosa di ‘diverso’, qualcosa di migliore e dinanzi a quest’attesa mi son sentito ancora una volta frate di Francesco d’Assisi, mandato proprio da Assisi per raccontare la mia vita con Cristo anche con un semplice sorriso, un’ abbraccio, una chiacchierata. Al momento della partenza mi sono sentito come il pellegrino incontrato in questi giorni: libero e leggero, come ci voleva Francesco. Non sarò più accanto a questi ragazzi, non potrò osservare e guidare la loro crescita ma ho portato con me la gioia di essere stato per loro più che una guida un fratello: un semplice frate…..

fra Rocco Predoti 

mercoledì 15 agosto 2012

Assisi International Meeting

I frati hanno svolto il 6. ASSISI INTERNATIONAL MEETING per giovani il 5-12 Agosto. Giovani frati dalla nostra comunità hanno partecipato aiutando con la liturgia e traducendo dall'italiano per i partecipanti non italiani.

Si può trovare altre foto cliccando sui link seguenti.







Giovani arrivano ad Assisi








Ogni gruppo presenta un segno dal proprio paese












La preghiera mattutina a s. Pietro - Assisi













Messa e serata di fraternità


Altre foto...


Foto di fra Martin Breski

lunedì 13 agosto 2012

Siamo riserve d’amore

Un’esperienza di servizio ad Assisi

Ho trascorso il mese di luglio al Sacro Convento con i fratelli bisognosi di cure. È stato un tempo molto “intenso” che, però, mi ha aiutato tanto a scoprire il senso  e il valore di tale servizio. In un’ammonizione che il Santo Padre, Benedetto XVI, ha fatto da poco parlando a tutti gli operatori sanitari ha detto che in questo servizio «è necessaria sì competenza professionale, ma a questa però va accompagnata tanta umanità, cioè Amore. I fratelli anziani ci danno la possibilità di essere delle riserve di amore». Le parole del Papa, mi pare che bene esprimono la ricchezza del servizio fatto.

Al termine di quanto ho vissuto, sento di aver dato a questi fratelli solo il minimo rispetto per ciò che ho ricevuto dall'ascolto delle loro esperienze di vita religiosa, vissuta all'insegna del dono totale di sé ai fratelli. Questo diventa per me un tesoro da custodire gelosamente. Un tesoro che arricchisce la mia esperienza di fede.

È vero quello che diceva il nostro grande san Massimiliano Kolbe: «Solo l'Amore crea!».

Questo Amore, ho potuto viverlo anche nell'esperienza di ascolto alla portineria del convento, dove arriva gente che ha tanto bisogno di parlare, di aprire il cuore, affidando alle preghiere dei frati le più svariate situazioni. Anche questo è stato un servizio prezioso che mi ha aiutato a prendere coscienza della mia vocazione e al tempo stesso mi ha fatto sperimentare la consapevolezza che la vocazione non è un dono personale, ma un dono a servizio dei fratelli.

Con questo spirito e con la certezza dell'aiuto di Dio vado avanti fratelli nel tempo che ancora mi aspetta.

Pace e bene!

fra Nicola Solente

lunedì 23 luglio 2012

Preghiera


Altissimo e sommo Dio,
Padre creatore del cielo e della terra,
nel nome del tuo unigenito figlio Gesù Cristo,
per mezzo del Santo Spirito
e con l'intercessione di Maria madre nostra,

ti chiediamo di insegnarci a preparare la buona terra della nostra anima,
per ricevere il seme della tua Parola
che oggi vorrai donarci
per mezzo degli eventi, persone e sacra scrittura;

affinchè non cada sulla strada delle nostre distrazioni,
sulle roccie della nostra superficialità
o tra le spine dei nostri affanni,
in modo tale da portare frutti abbondanti per la vita eterna
e a beneficio del Regno dei cieli.

fra Alfonso

sabato 26 maggio 2012

Servo della Parola

Fra Alfonso racconta il conferimento ricevuto del ministero del lettorato 

Domenica 13 maggio, durante la messa delle 10.30 nella Basilica Inferiore di s. Francesco d’Assisi, mi è stato conferito il ministero del lettorato. Concretamente questo significa che la Chiesa, per mano di padre Giuseppe Piemontese, custode del Sacro Convento che ha presieduto la liturgia, mi ha donato ufficialmente e davanti a tutti l’incarico di proclamare la Parola di Dio nelle liturgie, in special modo durante quella eucaristica; di poter educare alla fede i giovani e gli adulti, e di guidarli a ricevere degnamente i sacramenti; di portare l’annuncio missionario del Vangelo di salvezza agli uomini che non lo conoscono.

L’incarico di tale ministero significa per me aver ricevuto un dono grande che parte da lontano e che ha come fonte l’amore di Dio Padre. Per me è quindi un segno della fiducia e della stima che Lui ha nei miei confronti, ma che richiede l’impegno personale quotidiano a meditare, pregare e attuare la Sacra Scrittura, in modo da annunziare e testimoniare la fede cristiana prima di tutto con la mia vita, giorno dopo giorno.

Questo momento di grazia ed impegno personale è il frutto di un cammino durato diversi anni, a partire come catechista per i bambini della prima comunione a Silvi Marina (PE) e Brescia, poi ad Assisi con i cresimandi. Infine a Cannara (PG) come assistente spirituale dell’OFS, il Terz’Ordine Secolare fondato da s. Francesco. A queste esperienze pastorali si aggiungono altre vissute con le celebrazioni in Basilica e anche nel mio cammino formativo, come la missione diocesana ad Assisi e quella popolare a Pavia durante le quali ho incontrato persone fragili nella fede o che non credono. Ma anche l’incontro con diversi testimoni di Geova, presenti purtroppo nella mia famiglia.

Concludendo, posso affermare che il ministero del lettorato ha accresciuto in me la consapevolezza e l’entusiasmo di far bene e di servire il Regno di Dio, mi ha anche instillato un pizzico d’orgoglio, perché la Chiesa mi ha posto tra le mani uno dei tesori più grandi che Gesù, per mezzo dello Spirito, ha donato al mondo: la sua Parola! Affido questo mio servizio all’intercessione di Maria, in particolar modo alla Madonna di Fatima, di cui ricorreva la memoria lo stesso giorno, e alla preghiera di quanti leggeranno questo mio intervento.

Il Signore vi doni Pace e Bene!

Con affetto, 
fra Alfonso Di Francesco

martedì 1 maggio 2012

Intervista al Convegno dei Frati Europei

Il Ministro Generale fr. Marco Tasca e i giovani frati minori conventuali parlano del carisma francescano in un'intervista su RAI1, TG1 Dialogo durante il convegno dei formandi europei (10-14 Aprile)

lunedì 30 aprile 2012

Giovani Frati Riempiono Assisi


Incontro europeo di frati in formazione per rinnovamento e fraternità

Con la vita religiosa in Europa in declino, l’arrivo di 300 giovani frati francescani, che hanno riempito le piccole strade medioevali d’Assisi la settimana dopo Pasqua, è sembrato quasi fuori luogo, una pagina di storia di un passato glorioso.

Dal 10 al 14 aprile l’Ordine dei Frati Minori Conventuali ha radunato ad Assisi tutti i frati europei in formazione: coloro che non hanno ancora fatto i voti perpetui di povertà, castità ed obbedienza. Chierici francescani di Polonia, Romania, Russia, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Germania, Austria, Inghilterra, Italia, Repubblica Ceca, Malta, Francia, Spagna, Turchia e Libano sono stati per una settimana di preghiera, condivisione fraterna e testimonianze nella piccola città italiana dove l’Ordine è nato nel 1200.

Nonostante il “successo” per la gran quantità di partecipanti, non ho avuto l’impressione che lo scopo della settimana fosse quello di gloriarsi per il numero dei presenti.

Invece, due sentimenti dominanti hanno colorato quest’esperienza: una reale consapevolezza del bisogno di rinnovamento nell’Ordine e una gioia contagiosa nello scoprire la profondità della nostra famiglia, che supera barriere di lingua e cultura, nel desiderio comune di seguire Cristo.

“Noi abbiamo bisogno di frati innamorati del Signore, non di frati che sono bravi a fare cose,” ha detto il Ministro Generale, p. Marco Tasca, nella sua omelia alla Messa conclusiva a La Verna. P. Marco ha confidato il timore che nell’Ordine in Europa ci sia un cambiamento di valori: dall’“essere” in una relazione profonda con Cristo a un “fare” tante attività non-essenziali.

Gli organizzatori della settimana hanno cercato di stimolare i giovani francescani con diverse testimonianze di frati che vivono esperienze particolari di missione. Una delle testimonianze più controverse è stata quella della comunità dei frati che vivono a Chôlet in Francia. Con il suo stile di povertà intenzionale, vita comunitaria e preghiera carismatica attira migliaia di fedeli agli incontri delle famiglie e alle attività giovanili.

Il modello francese è stato ben recepito da molti frati radunati ad Assisi, ma ha creato problemi per altri. “Com’è possibile rifiutare uno stipendio e poi chiedere i soldi agli altri, specialmente in questo tempo di crisi economica – chiedeva un frate – Non è una povertà vera, non è giusta”.

Il secondo sentimento che ha dominato quest’esperienza nasce dalla ricchezza di stare insieme con fratelli provenienti da diversi ambiti di vita, ma che cercano tutti di seguire Cristo. Sia nell’incontro con i vecchi compagni di formazione, sia nella discussione sulla musica carismatica con un fratello polacco che fa parte di un gruppo cattolico di musica rock, oppure nell’ascolto della testimonianza sulla grazia dell’adorazione eucaristica di un frate inglese che prima faceva parte di una comunità monastica, mi ha colpito una profonda gioia di essere parte di questa famiglia francescana così ricca di “diversità”.

un frate del Franciscanum

sabato 21 aprile 2012

Esercizi Spirituali

Essere Missionari Francescani Oggi


Dal  30 marzo al 4 aprile la nostra comunità del Franciscanum ha vissuto l’esperienza degli esercizi spirituali. Questi sono per ognuno un momento di pausa dai ritmi quotidiani. È tempo sacro a Dio, tempo che Dio si sceglie per “parlare al cuore di ognuno”. Il beato Giovanni Paolo II descrive gli esercizi spirituali come “un’esperienza forte di Dio che nasce dall’ascolto della Parola. Ascolto che scende nella concretezza della vita, e con il silenzio, il raccoglimento, la preghiera e l’aiuto di una guida, ci dà la capacità del discernimento per purificare il cuore”.

Il tema degli esercizi è stato: “Essere missionari francescani oggi”. Questi sono stati animati da fra Domenico Paoletti, che ci ha aiutato a meditare commentando il testo del buon samaritano (Lc 10, 25-37). Il brano racchiude in sé molteplici dinamiche, in particolare cosa vuol dire ‘farsi vicino’ al prossimo. Si tratta di un aspetto che richiama lo stile missionario francescano, e cioè farsi vicino all’uomo di oggi nei vari ambiti della vita, soprattutto in quella di fede. Questa parabola ci porta al centro della vita cristiana: l’Amore che si protende verso gli altri. Con esso la missione acquista il suo significato più profondo: amare ed abbracciare tutti. San Francesco d’Assisi è modello del samaritano, che nell’episodio dell’abbraccio del lebbroso diventa icona fortissima di questo amore che accoglie tutti.

Le giornate degli esercizi sono state scandite da due meditazioni quotidiane, dall’Eucarestia, dalla preghiera comunitaria, e dal tempo per la riflessione personale e il silenzio. Tale esperienza è stata per noi tutti un tempo di grazia, uno ‘spazio’ per incontrare Dio nella storia entrando in noi stessi. Di fronte a questo amore gratuito non resta che tacere e stupirsi, e come il samaritano condividerlo con i fratelli nella gioia.


Buona Pasqua

venerdì 30 marzo 2012

Pastorale in Parrocchia: Un Cammino di Amicizia


Quando a settembre il rettore mi ha comunicato quale sarebbe stato il servizio di pastorale che avrei dovuto svolgere durante l’anno formativo non immaginavo che sarebbe stato così impegnativo e arricchente! Mi è stato chiesto di animare una classe di catechismo nella parrocchia di San Rufino, cattedrale di Assisi. Non immaginavo però l’ulteriore richiesta che mi sarebbe stata fatta dal parroco: animare il gruppo del Dopo-Cresima!

In pratica un gruppo di ragazzi e ragazze da guidare (con l’aiuto di una collaboratrice) in un cammino di crescita nella fede alla luce e con la forza del Sacramento della Confermazione che da poco hanno ricevuto. Li abbiamo coinvolti nella sistemazione dell’ambiente offertoci dal parroco per le nostre attività in modo che avessero potuto creare uno spazio tutto per loro: un tappeto grandissimo ricopre il pavimento per poter essere più liberi nei movimenti e rendere il momento meno formale possibile. Una stanza viene dedicata al “libero sfogo”: quando qualcuno è un po’ arrabbiato o agitato può entrare in questa stanza, fare un forte urlo e liberarsi da un po’ di tensione.

La parte più difficile arriva nel momento in cui si deve programmare un cammino da compiere durante l’anno. Non avendo mai avuto esperienza di questo genere ho chiesto aiuto a decine di persone, confratelli e laici; ho letto decine di libri sull’animazione dei gruppi, le schede di animazione dell’Azione Cattolica, delle GMG… Ho chiesto al gruppo di scrivere gli argomenti di cui avrebbero voluto parlare, le domande che spesso si pongono ma che difficilmente condividono con i loro coetanei, per poter insieme cercarne le risposte.

Lo scopo è costruire un gruppo partendo da loro stessi, provando a raggiungerli lì dove sono, nella storia quotidiana, familiare e scolastica che li interpella, per far emergere il loro pensiero, il loro punto di vista sugli aspetti della vita che più li coinvolgono e che spesso fanno li fanno soffrire!

Le premesse sembravano molto buone ma non avevo fatto i conti con una verità fondamentale che si impara solo con l’esperienza e a volte con piccoli fallimenti: per quanto un progetto possa sembrare perfetto sulla carta e nella tua mente, la realtà ha le sue dinamiche e un suo corso che molto spesso non riflettono il tuo progetto!

Quasi sempre torno a casa dopo gli incontri consapevole di aver fatto una minima parte di quanto l’incontro ha cercato di comunicare loro, come se abbiano la mente completamente occupata da altro o non abbiano così tanto interesse di quello di cui si parla.

Incontro dopo incontro però il gruppo si fortifica e consolida; alcuni di loro cominciano ad aprirsi di più e a condividere esperienze e riflessioni molto profonde. Cominciano a dimostrare più interesse; si parla molto dell’amicizia e delle sue dinamiche; per questo il nome che abbiamo scelto per il gruppo è “Amici”.

Sono felice di poter fare un po’ di cammino con loro ,accompagnarli dove posso; è un’esperienza che mi provoca ; sento molte volte l’inutilità del mio servizio ma anche, con sorpresa, ne scopro i frutti nascosti; è un affidarsi e affidare continuo a Colui che solo può toccare i cuori; è una strada che mi fa sentire educatore (anche se nel mio caso è un termine pesante!) amico, fratello maggiore…

Finché continueremo a camminare insieme con gioia e semplicità trovando sostegno uno con l’altro, il gruppo sarà sempre un gruppo di “Amici”!

Un fratello della comunità

venerdì 16 marzo 2012

Quaresima: Tempo di Grazia e di Rinnovamento (IV parte)

La Quaresima da noi
(link alla I Parte, II Parte, III Parte)

Consapevoli della grazia che il tempo quaresimale porta in sé ma anche delle insidie che attendono chi vuole affrontare seriamente questo cammino, la nostra comunità del Franciscanum ogni anno si impegna a vivere la Quaresima spinta dal desiderio forte e sincero, che animò lo stesso s. Francesco, di una conversione continua e profonda, per divenire sempre più immagine di Cristo. Concretamente tale desiderio si traduce nell’ascolto più assiduo della parola di Dio mediante la preghiera comunitaria della Lectio divina, guidata ogni settimana da frati che ci aiutano a pregare con la Parola, che poi condividiamo insieme il mercoledì sera; con momenti di preghiera più assidui nel corso della settimana, soprattutto il venerdì con la preghiera in basilica della ‘Corda Pia’, la partecipazione alla preghiera comunitaria in cappella al posto della cena o alla via Crucis cittadina; nel digiuno esteriore dal cibo, il venerdì a cena, e dall’uso di bevande alcoliche durante la settimana; nella solidarietà con chi è più povero destinando quanto risparmiamo col digiuno ad attività caritative. Questi impegni comunitari non ci dispensano naturalmente da quello personale che ciascuno si sforza di portare avanti con fedeltà e perseveranza, sospinto, però, da un desiderio comune di voler fare esperienza di Cristo e del suo amore.


Da buoni frati francescani, siamo entrati in Quaresima non con la faccia triste, quasi che fosse un tempo pesante e penoso, ma ricordando ciò che ci è stato chiesto con il gesto delle ceneri all’inizio del cammino quaresimale, cioè credere al Vangelo; e poiché si tratta di una buona notizia, non si può accogliere il Vangelo con dispiacere o indifferenza. È vero che siamo polvere, ma portiamo dentro una scintilla divina, perché impastati dalle mani di Dio e quindi fatti a sua immagine e somiglianza; il peccato ci può sfigurare ma non può toglierci questo dono. Sapere che in questo tempo di Quaresima Dio ci vuole raggiungere proprio nell’esperienza della fragilità e del peccato ci dona la “speranza certa” che l’angoscia del nostro limite umano si trasformerà presto nella gioia della Pasqua. Allora coraggio, e buon cammino di Quaresima a tutti voi!

fra Giovanni Nappo

giovedì 15 marzo 2012

Corda Pia: Cuori che Amano Pregando

San Francesco amava contemplare la Passione del Signore Gesù.
I frati si riuniscono tutti i venerdì di Quaresima sopra la tomba di S. Francesco ad Assisi
per la preghiera della Corda Pia (i cuori pii):
meditando la Passione e ricordando e venerando le sacre stimmate impresse nel corpo di Francesco.









martedì 13 marzo 2012

Quaresima: Tempo di Grazia e di Rinnovamento (III parte)

Il Tempo Sacro
(link alla I Parte, II Parte)

Tutto questo non avviene solo per mezzo della nostra buona volontà, il primo a compierlo è Dio stesso che ci viene incontro; a noi è chiesto un atteggiamento di fiducia e di abbandono a lui, di arrenderci al suo amore, di consegnarci al suo abbraccio mediante l’ascolto della sua Parola e la pratica di quegli impegni di conversione che caratterizzano il tempo quaresimale: il digiuno, l’elemosina, la preghiera.

Anzitutto il digiuno che ci pone in relazione con noi stessi. Esso ha una duplice dimensione: una esteriore, che comprende oltre l’astinenza dal cibo anche altre forme, come quella dall’uso eccessivo di alcuni mezzi (televisione, cellulare, internet…), di alcuni divertimenti, ecc.; una seconda dimensione è quella interiore, per cui il digiuno diventa ‘segno’ del nostro vivere della Parola di Dio, ‘segno’ del nostro desiderio di purificazione, ‘segno’ della nostra astinenza dal peccato. Poi c’è l’elemosina, strettamente unita al digiuno, che riguarda la relazione con gli altri, in quanto consiste nella condivisione fraterna di ciò abbiamo. Infine, la preghiera che è essenzialmente relazione con Dio, dialogo intimo e fiducioso che nasce dall’ascolto della sua Parola, fatta soprattutto in comune.

Queste indicazioni esigono una condizione importante: il passaggio alla dimensione interiore di ciò che facciamo. Altrimenti vivremo la Quaresima solo come la pratica esteriore di qualche segno religioso in più, non come un cammino di conversione sincera e di rinnovamento profondo. Se manca la dimensione interiore il digiuno diventa ostentazione ipocrita, l’elemosina esibizione di sé e la preghiera un’ubriacatura di parole vuote [continua...]

fra Giovanni Nappo

lunedì 12 marzo 2012

Quaresima: Tempo di Grazia e di Rinnovamento (II parte)

Tempo come "dono" 

Nella prospettiva della fede la sfida del tempo trova, però, una soluzione. Esso perde quei connotati negativi per ritrovare categorie che lo definiscono in maniera nuova, come quella del ‘dono’. Il tempo come ‘dono’ offre una possibile risposta alle aspirazioni più profonde dell’uomo. Le sue attese di riconciliazione, di pace, perdono, di gioia, di incontro, di dialogo sono tutte facce di un unico ‘bisogno di salvezza’, che l’uomo da solo non può realizzare. Il tempo è un dono che viene da Colui che è fuori dal tempo; è un dono grazie al quale il mistero della salvezza diventa storia che penetra nella vita quotidiana di ciascuno, la quale si trasforma in storia di salvezza.

Per il cristiano questo mistero di salvezza trova il suo centro e fondamento nella vita di Gesù Cristo. I misteri della sua vita sono distribuiti dalla Chiesa lungo l’anno, che diventa così “anno liturgico” e i suoi tempi vengono segnati e ritmati da quegli stessi misteri, anzi ne assumono il nome: tempo d’Avvento, tempo di Natale, tempo di Quaresima, tempo di Pasqua, tempo ordinario. Avviene così che il passare del tempo non è più scandito dallo scorrere inesorabile e anonimo di giorni e di fatti, ma è riempito di sacro e diventa ‘spazio’ dove il mistero si annuncia, si compie, si celebra e si svela in tutta la sua bellezza, che è poi la bellezza del volto stesso di Cristo.

In tale prospettiva la Quaresima è un tempo di ‘grazia’ per operare un cambiamento autentico e una conversione profonda, per riprendere fiato, per mettere ordine nelle confusioni della propria vita, per stabilire relazioni autentiche, per riprendere dialoghi interrotti, per gustare il riposo vero… in una parola: per arrivare alla salvezza! [continua...]

fra Giovanni Nappo

sabato 10 marzo 2012

Quaresima: Tempo di Grazia e di Rinnovamento (I parte)

La Sfida del Tempo

È un dato di fatto che per molti il tempo costituisce una sfida con il suo scorrere inesorabile, fino a diventare addirittura una lotta impari, poiché non possiamo far nulla per fermare il tempo che passa. Oggi il ‘tempo’, come sensazione soggettiva, sembra scorrere molto più in fretta. Non ce n’è mai abbastanza, né si arriva mai in tempo e viviamo con ansia quel poco che ci viene concesso. Inoltre, sempre più s’impone un concetto di tempo vissuto come qualcosa di discontinuo e frammentario, come il susseguirsi ininterrotto e accelerato di fatti, situazioni, persone, cose, tutti separati. Non c’è tempo per approfondire, per fermarsi. Si corre sempre, si rimane sconvolti e storditi sotto un bombardamento incessante di informazioni. Non ce la facciamo ad assimilare tutto, spesso ci accontentiamo di un sapere che rimane superficiale, e si assiste a una diffusa rassegnazione alla mediocrità. L’unica realtà che unisce questo modo di vivere il tempo è il ‘cambiamento’, inteso come un valore in se stesso, come se l’unica cosa veramente stabile e certa sia proprio il fatto che le cose cambiano.

In questa euforia del cambiamento avvertiamo la necessità di un rinnovamento più profondo, che non sia all’insegna dell’emozione, che riguarda noi stessi, il nostro modo di sentire, di pensare, di agire. Sentiamo forte il bisogno di fare chiarezza, di mettere ordine nella nostra vita. Sentiamo insomma la necessità di un tempo qualitativamente ‘diverso’, un tempo per ‘respirare’. Il cambiamento che la società ci impone non placa i nostri desideri e i nostri bisogni più profondi, ma alimenta il senso di insoddisfazione e la stanchezza. Una parola ricorre spesso nelle nostre conversazioni, anche tra frati: «Sono stanco, non ce la faccio più». Le vacanze, le ferie, i week end non sembrano produrre l’effetto desiderato. Le relazioni si fanno complicate, conflittuali, false e creano forti disagi [continua...]

fra Giovanni Nappo